Diari / Viaggio Nel Saharawi Con Rock No War

Franco ci scrive dall'Algeria, dove è andato - insieme alla carovana di "Rock No War" per "dare visibilità e portare aiuti concreti ad un popolo in difficoltà che, senza ricorrere alla violenza, cerca di riavere la sua terra"


1° giorno

Quando si ha fretta di arrivare a destinazione questa, per dispetto, si allontana. E' così che un viaggio che doveva durare poche ore si è tramutato ben presto in un odissea.
Problemi di carico merci, dogana, scarico, ci fanno giungere al campo profughi con circa sei ore di ritardo.
La compagnia è numerosa (siamo in 130) e la piacevolezza dello star insieme ha attenuato l'ansia di scoprire un popolo mai visto.
L'arrivo, poi, ci consola di tutto. I luoghi sono incredibili, magici.
Se dovessi attribuire un immagine precisa e inconfondibile al NULLA non avrei potuto trovare un luogo più consono. Così come se l'avessi dovuta trovare per un'altra parola: MERAVIGLIOSO.
Al Nulla corrisponde il deserto, il sale che, spazzato dal vento, uccide la terra e tutto ciò che può nascervi; le pietre sparse a rompere la linearità di un orizzonte piatto, infinito; i rottami di una guerra senza fine fatta per appropriarsi un un pezzo di terra che da sempre appartiene al popolo Saharawi.
Il Nulla è la fame e la miseria di questo popolo costretto da oltre 25 anni a vivere in un campo profughi nel bel mezzo del deserto.
Meravigliosa è la loro accoglienza, l'ospitalità immediatamente dimostrata ospitandoci nelle loro tende e offrendoci ciò che neppure hanno.
Ci è parsa subito inopputuna la nostra fame di fronte a chi da giorni (o da sempre) non riesce a fare un pasto completo, eppure, con un innato spirito, ti offrono il cibo.
Meravigliosa è la dignità con la quale riescono a sopravvivere raccogliendo dal Nulla il minimo indispensabile per sfamare i figli prima di loro stessi. E in tanta miseria è Meraviglioso che abbiano scuole perfettamente funzionanti per tutti i bambini, ospedali per malati, centri culturali, per handicappati, orti da coltivare (centellinando le gocce d'acqua che riescono a prendere da profondità smisurate).
Meravigliosa è la loro tenacia nel voler tornare sulla terra che gli appartiene e di volerlo fare senza più dover ricorrere alle armi.
Meravigliose sono le stelle che ci addormentano dopo un primo giorno di viaggio.

2° giorno

Abbiamo talemente tanto poco tempo per far tutto quanto ci siamo prefissati che ci svegliamo all'alba. Il rito del thè richiede un cerimoniale che dura più di un ora. Ora anch'essa rubata al sonno ma dovutamente dedicata all'unica bevanda consentita in questo luogo.
Visitiamo il villaggio e le sue strutture.
Impariamo come curano l'orto, giriamo in cammello, nel vento scopriamo le dune di sabbia. Tutti si danno da fare per renderci il soggiorno più piacevole possibile.
La serata si conclude con il concerto dei Modena City Ramblers che anche in questo luogo fuori dal mondo riescono a farci ballare e cantare -Bella Ciao-. Tanto di cappello a loro, al fatto che siano con noi, a quel che fanno.
La cena in tenda è l'ennesima occasione per apprezzare la cortesia di un popolo e di ascoltare, in un misto francese/spagnolo/arabo, la loro incredibile storia. Tocchiamo con mano ciò che produce il mantenimento del nostro tenore di vita e la politica di Governi che, pur di non cambiare, distruggono il resto del pianeta.
Per risolvere molti dei problemi Saharawi basterebbe essere disinteressati al petrolio che dalla loro originaria terra si estrae. Ma così non è e 250.000 persone stanno nella merda.
Eppure, nella tragicità dei loro racconti, sanno divertirci e rendono l'umore della tenda tale che presto si trasforma in una bolgia. Senza luce, senza fumo, senz'alcool apprezziamo appieno il gusto della compagnia.
Solo un dubbio: c'è qualcosa nel thè???

Notte del 2° giorno

Il thè e le liti d'amore allontanano il sonno.
Il vento che soffia incessantemente da due giorni culla la tenda tando da farla sollevare. La stoffa che sbatte è l'unico rumore che riesco a sentire; il silenzio però, è vero, può far molto più rumore. Ti lascia concentrare sui tuoi pensieri e se questi non sono dei migliori li amplifica da renderli assordanti.
Mi tornano in mente le parole di un mio compagno di tenda: - qui, quando si svegliano, devono smettere di pensare se no diventan matti-.
Ne approfitto per uscire, è notte fonda e buio pesto, l'accendino si spegne mille volte e quando rinuncio, sbattendo gli occhi al cielo, mi accorgo delle stelle, così vicine e brillanti da assomigliare a quelle di un presepe.
Tranquilli, non è una crisi mistica, è che non avrei mai potuto immaginarmele così se non nella finzione.
Una notte a Los Angeles chiesi ad una ragazza come mai non si vedevano, rispose che era lo smog ad impedirlo.
Pensa alla sfiga!!
Dev'esser stato da queste parti che qualcuno ha scritto che si posson toccare,
non certo un americano.
Su questa consolazione torno in tenda e metto fine alla lite.
Buonanotte.

Mezzogiorno del 3° giorno.

Durante la partita di calcio, persa pesantemente 6 a 2, seguita dall'altra magra figura fatta con la pallavolo femminile, circondato dai bimbi che per l'occasione non sono andati a scuola, penso all'attenzione che occorre prestare quando una moltitudine di occidentali, quali siamo, portano aiuti umanitari in luoghi come questo.
Se, infatti, è certamente gratificante per coloro che hanno contribuito (in questo modo toccano con mano il risultato del loro intervento), nonchè certamente utile per il sostenimento della causa, ho seri dubbi sull'esempio che la nostra presenza obbligatoriamente offre.
Mi spiego:
i bambini cominciano a chiederti insistentemente le caramelle, solo qualcuno osa farlo con gli Euro. In Cambogia già tutti chiedevano -One Dollar-.
Peggio è quando capisci di esser per loro un modello da imitare; le bimbe vestite e truccate per l'occasione all'occidentale francamente non mi piacciono. Mi chiedo se le nuove generazioni del villaggio avranno anch'esse il miraggio di raggiungere la terra dei padri o se non preferiranno spostarsi molto più a nord.
E' vero, non siamo certo i primi occidentali capitati quaggiù, nel villaggio cominci a vedere qualche antenna di televisione, beccano la CNN e la Coca Cola fa la sua porca figura.
Ne discutiamo in tenda e vorremmo farlo con tutta la spedizione. Ci sarà senz'altro l'occassione. Rock No War è molto attenta.
Ci consoliamo pensando al bimbo visto mentre cagava nella piazza del villaggio; dopo essersi pulito con un sasso si è fatto il bidè strusciando il culo per terra, nella sabbia.
Lui è ancora un puro!!!

BACI, ABBRACCI E LACRIME ultimo giorno

Lasciare la famiglia che ci ha ospitati è un compito difficile, tant’è che rinunciamo alla Messa per stare ancora un po’ con loro e l’ultimo thè.
Quando i camion adibiti al trasporto cominciano a suonare raccogliamo le forze e ci salutiamo. Anche lo scambio di indirizzi sembra una cosa superflua, quando mai arriverà un postino da queste parti? Eppure lo facciamo, tra mille abbracci, lacrime e promesse di rincontrarci. Per loro siamo stati, se non altro, un diversivo nella monotonia del tempo infinito che trascorrono. Ce lo dimostrano in tutti i modi e forte torna la sensazione già avuta quando abbiamo lasciato i bimbi della discarica di Phnon Pen. Ce ne andiamo e loro restano lì. Fortunati coloro che ancora sperano nella vecchia terra, drammaticamente senza prospettive chi non spera più.
Ho la sensazione che tutti stiano provando la stessa cosa. Lo si avverte dal silenzio che ci avvolge in tutto il viaggio di ritorno, ognuno pensa a suo modo a questa straordinaria esperienza e forse, come me, chiede conferma al compagno più vicino di quanto appena vissuto.
E’ durato poco ma non è stato un film, abbiamo la sabbia nelle scarpe per ricordarcelo e non basteranno cento docce per togliercela di dosso.
I ragazzi di Rock No War sanno bene cosa fare, fissano il prossimo appuntamento, la prossima scadenza dove ancora c’è bisogno di tutti.
In Senegal hanno bisogno di una scuola e mille altre cose.
www.rocknowar.it per saperne di più e per essere sempre aggiornati sul da farsi.
Intanto per rivederci e scambiare i filmati ci incontreremo al Fuori Orario e per l’occasione inviteremo tutti a venire offrendo una mega grigliata. Martedì 21 maggio ore 20,30.
Nel frattempo ringrazio tutti, Giorgio, Pier, I Modena, il Frate buono, i compagni di tenda, i compagni dei compagni di tenda, tutti insomma e soprattutto il popolo Saharawi

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