La Leggenda / La Lunga Estate Calda Del 1994

Dopo aver archiviato la prima stagione con discreto successo, nel suo primo anno di vita si eran riusciti a tessere circa quattromila ragazzi, subimmo quasi una mutazione genetica.

Da incapaci che eravamo ci convincemmo di avere in mano le chiavi della verità. Ognuno di noi era certo di aver individuato la giusta ricetta per il buon proseguimento e l’ansia di esternarla ci indusse a fissare la prima riunione dopo soli due giorni dalla chiusura.

Avremmo dovuto capire subito che il fisico non avrebbe retto a lungo le cazzate che ci eravamo costretti ad ascoltare e fu così che alle 22,30 l’intervento della Pubblica mise fine ad una discussione talmente feroce che neppure il Parlamento, di questi giorni, può vantare.

La prima sentenza venne pronunciata dai nostri genitori:
- avete bisogno di ferie!!
L’altra dai compagni di Montecchio:
- venite a fare la festa di Cuore!?
Scegliemmo la seconda (ai genitori non si da mai retta al primo colpo).

Non potevamo presentarci alla festa come gl’ultimi arrivati. Ci inventammo di fare un bar su un pullman, lo sbudellammo come avevamo fatto col treno e lo allestimmo alla bene meglio. Fummo assaliti dalle migliaia di ragazzi presenti a Cuore. Assaliti in tutti i sensi. Soprattutto nell’olfatto. Assaggiamo le prime canne alla veneranda età che portavamo e il sudore poteva essere servito nei bicchieri di birra media senza differenza. Il pullman era un forno.
Ottenemmo almeno due risultati.
Avevamo scelto il tipo di birra per il prossimo anno e conoscemmo il Fungo (autore poi dei prossimi murales nel locale).
Finalmente, poi, ascoltammo i genitori.

Pur dandogli ragione, però, facemmo di tutto per organizzare una bella vacanza collettiva. Tutti insieme con rispettive mogli e figli. Corfù, la meta.
Il golfo splendido, il mare turchino, il pesce fresco, i ritmi greci non scalfirono neppure la tensione dell’anno passato e fu lì che iniziò l’elaborazione del piano d’attacco per la stagione futura.
Primo punto: cercare una barista. Tutte le ragazze della spiaggia erano attaccate con l’inglese peggiore che abbia mai sentito.
- Blok (per dire fermati), iu wonne fer la barista
- ?????
- In Italy!
- Were???
- Al Fuori Orario, is biutifull!!!.
Probabilmente non bloccammo solo ragazze sulla spiagge perché un bel giorno mi ritrovai di fianco, al tavolo da pranzo, una splendida ragazza caraibica, di cui non ricordavo assolutamente nulla. Si sedette di fianco a mia moglie con estrema naturalezza e disse:
- If yuo wont, j came!!!

Sentivo gli scricchiolii del matrimonio farsi assordanti sotto lo sguardo compiaciuto di tutta la combriccola. Perlomeno avevamo una speranza in più e un problema in meno.
Secondo: dovevamo tentare di abbellire e rifinire il locale. Il povero paesaggio del golfo nel quale ci eravamo accasati non offriva nulla di interessante e così decidemmo di trascorrere le nottate nelle discoteche del capoluogo. Fu il colpo di grazia. Le consorti al seguito ormai trascorrevano la giornata nel fare e disfare le valige e noi la passavamo cercando di convincerle che era solo una “ricerca professionale” . In più il fegato stava subendo ulteriori contraccolpi alla faccia di tutti i consigli medici. Fu per questo che una mattina le lasciammo fare e ci imbarcammo per il ritorno, solo Taneto poteva ridarci serenità.
E lì cominciammo ad avere le prime vere certezze.
Passate in rassegna le poche amiche che avevamo convenimmo che la migliore era Attimo. Fu un bel colpo, (il migliore, col senno di poi) e ci accorgemmo che col calare della calda estate cominciava a tornarci la ragione.

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