Rassegna stampa
gazzetta di parma - 26/05/2003 - Un folk universale, Davide Van De Sfroos

Grande successo di Davide Van De Sfroos al Fuori Orario  
Un folk universale  
Dialetto comasco, Irlanda e Sudamerica  
 
Sono piccole storie di umanità varia, quasi sempre ai margini, quelle raccontate dal poeta «di strada» (e di lago) della canzone italiana, in particolare lombarda, Davide Van De Sfroos, che sabato sera al Fuori Orario di Taneto ha recuperato il concerto rinviato per un'influenza lo scorso 22 marzo. 
Il calore dei numerosi presenti ha moltiplicato quello dell'estate alle porte ed è stato premiato dalle due ore di trascinante folk del cantautore e chitarrista Davide Bernasconi, vero nome di «Van De Sfroos» che nel dialetto del lago di Como - dove Davide vive - significa «vanno di frodo» per indicare i tanti contrabbandieri che da quei luoghi si muovevano verso la vicina Svizzera. 
 
Quindi, un folk a tratti più irlandese (con il contributo di violino e fisarmonica) e a tratti più centroamericano (con tromba e trombone pronti a sfiorare il reggae e lo ska), ciononostante mediterraneo, abbinato a meraviglia alle piccole storie che Van De Sfroos ha spiegato in italiano prima di alcune canzoni, ben consapevole della difficoltà dei suoi testi in dialetto «laghée». 
 
E così si è conosciuto il punto di vista de Il figlio di Guglielmo Tell, potenziale vittima con la sua mela in testa e per questo più eroe del padre. Oppure Lo sconcio, su un «rifiuto della società», l'unico col coraggio di salvare una ragazza da tre violentatori. O, ancora, Il ladro dello zodiaco, surreale brano dedicato a uno zio pilota, pluridecorato della seconda guerra mondiale, che ruba tutti i simboli dei segni zodiacali perché si sente in alto e viene colto da delirio di onnipotenza. 
 
Piccole storie con piccoli personaggi che in taluni casi si comportano da grandi, come il Giuànn (Giovanni) di Sciuur capitan che durante la guerra «turna a caa» perché non vuole più sparare a persone che neppure conosce: un ispirato inno antimilitarista sulle tracce de Il disertore di Boris Vian.  
 
Il trentottenne cantautore comasco è un affabulatore in musica e scrive testi in vernacolo per essere più sincero ed efficace, non certo per mascherare limiti di poeticità.  
 
Al Fuori Orario lo ha dimostrato anche in brani come il manifesto d'apertura De Sfroos, il folk quasi messicano in Sugamara, irish ne Il duello e semplice in Pulenta e galena fregia, la Ninna nanna del contrabbandiere per voce, chitarra e coro del pubblico, il ragamuffin Ventanas (Finestre), la cover di The guns of Brixton dei maestri Clash come omaggio a Joe Strummer, il mediterraneo Manicomi per ricordare che «i corridoi della nostra inquietudine sono sempre presenti», il tribale Hoka hey, urlo dei pellerossa e storia della strage di Wounded Knee. 
 
Da ballare e «pogare» il finale con lo ska Sguarauunda, il Cyberfolk su versi di Leopardi e Pascoli, e i bis altrettanto ritmati La balera e La curiera. Con Van De Sfroos, voce corposa e chitarra acustica, gli stessi 5 musicisti del recente doppio cd Laiv (45 mila copie vendute), più il trombettista e il trombonista anziché le tre coriste. Tutto sempre rigorosamente «laiv». 
 
Fabrizio Marcheselli 
 
 
 


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parlo per me per il mio paese 
per quella parte che tace e non dice che gli soffoca in gola uno strillo per lo sgomento di uno spettacolo indegno per cui paga e non lo ha scelto di chi segue il bastone del pastore o l’etichetta dov’è scritto il proprio nome e per il futuro e inginocchiarsi ed accendere un cero complimenti davvero pascoliamo pascoliamo e pure in un campo a caso e che sia vicino casa perchè migriamo soltanto dal divano al davanzale prigionieri con il il terrore di essere liberati di essere liberi 
caro mercato ti vedo costretto  
ad offrirci ogni giorno cio che non ti e’ richiesto per il tuo bisogno per il tuo commercio 
la merce marcisce nei supermercati 
davanti a intestini accorciati di uomini obesi annoiati e ossessionati dalla forma 
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allora una parola lanciata nel mare con un motivo ed un salvagente che semplicemente fa il suo dovere, una parola che non affonda che magari genera un’onda che increspa il piattume e lava il letame  
 


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