Articolo GAZZETTA DI PARMA
Successo del concerto del gruppo, che è tornato a suonare al Fuori Orario di Taneto
L'elettronica degli Otto Ohm
Cambiata la formazione e una scaletta allargata ai pezzi del secondo cd
Dopo due anni e mezzo di silenzio discografico interrotto questa primavera con l'uscita di «Pseudostereo», dopo aver fatto uscire un singolo con relativo video ovunque ben accolto anche senza le spinte di altri singoli ben più commerciale, gli Otto Ohm avevano una gran voglia di tornare a suonare. Hanno ricominciato a farlo venerdì, nel locale che sta diventando il preferito da tanti artisti: il Fuori Orario di Taneto di Gattatico.
La prima data di un nuovo tour è sempre più vicina ad una prova generale che non ad un vero concerto, e se l'inizio è questo non c'è che da correre alla prossima data (l'elenco è sul loro sito internet: www.ottoohm.com).
Una formazione leggermente diversa dal passato, che ora comprende Andrea Leuzzi «Bove» (autore e produttore delle canzoni del gruppo) alla voce, Daniela Mariani «Mama Trama» ai cori, Fabrizio De Angelis «Jolly dread» alla «dub machine» e agli effetti sonori, Stefano Bari «Fed» alle chitarre, Emanuele Flammini «Gaspardo» alle tastiere, Paolo Pecorelli «Bokassa» al basso e Robert Duenas alla batteria; un suono tra i più ampi e ricchi che sia possibile ascoltare; una scaletta allargata grazie alle canzoni del secondo cd; la semplicità di chi ha da dare solo la propria musica; un pubblico che non può essere quello delle grandi occasioni ma che ha risposto con calore ed entusiasmo a tutto il concerto.
Il racconto di un bel concerto potrebbe fermarsi a questi pochi elementi, ma vale la pena soffermarsi sul suono che gli Otto Ohm riescono a ricavare anche dal vivo: grazie ad un accorto uso dell'elettronica, il gruppo romano riesce ad ampliare la nostra percezione della musica in modo da arricchire le canzoni, senza tuttavia appesantire l'elaborazione.
E se, in alcuni momenti, la staticità di alcune parti attenua il piacere dell'ascolto, nelle parti più ispirate è davvero difficile non lasciarsi andare.
E' il caso di «Dee lay», dove la ricerca del suono e le scansioni elettroniche esaltano un gusto essenzialmente pop, ma ancora di più di «Telecomando», già hit del primo cd.
Testo critico sulla televisione, ritornello che aggancia l'attenzione e finale che aumenta i giri per diventare un frenetico dub elettronico degno di una club house londinese.
In questo sound, le parole si esaltano e, anche senza raggiungere vette poetiche, restano efficaci e mai banali; «Soldatino» si schiera «contro tutte le guerre», il senso della perdita di «L'unica via», «Fumo denso», «Perdere te», gli scempi ambientali di «Brucia Babilonia» che infiamma il concerto non solo nel titolo e «Oro nero», che canta l'amore con semplicità e efficacia.
In scaletta i bis erano tre («Voltare pagina», «Non perdiamoci di vista» molto più vivace della sua versione su cd e «Amore al terzo piano»), ma sono diventati molti di più per la voglia degli Otto Ohm di suonare e per la voglia del pubblico di continuare ad ascoltarli, perché quando un concerto è bello è giusto che possa durare di più.
E' per questo che viene voglia di tornare a sentirli.
Pierangelo Pettenati







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