psyco di cL@


03:00:05 del 21/12/2006 (studio, psyco)
Antidoto
 

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02:41:13 del 21/12/2006 (Diario Personale, psyco)
Driiiiiiin
 

Volevo ricordare a tutti quelli che si trovano nei piani alti della piramide di Maslow (cioé che trovano soddisfatti i propri bisogni fisici e affettivi) di stanare il proprio potenziale di talenti e di non esitare, ma di cercare di esprimerlo e alimentarlo al più presto... Sembra questo il segreto della felicità, oltre a non giudicare troppo severamente sé stessi e gli altri e a vivere "qui e ora" ecc...

 

... Tanto per bruciare la vecchia.

 

Buonanotte e buon anno del (secondo i cinesi...)

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19:31:36 del 22/8/2006 (psyco, studio)
Gli attacchi di panico - seconda parte
 
 

 

Il punto di vista biologico:

 

" Questo sistema d'allarme si sarebbe sviluppato con l'evoluzione degli esseri viventi, per indurli ad evitare situazioni potenzialmente letali di riduzione della respirazione, come l'intrappolamento in cunicoli affollati o la residenza in zone vulcaniche caratterizzate da una "cattiva" aria....

 

Raramente compare durante la gravidanza ed il parto mentre é frequente nella fase pre-mestruale e nel post partum: ciò sarebbe legato all'effetto stimolante del progesterone, che indurrebbe uno stato di iperventilazione, riducendo i livelli di anidride carbonica nel sangue, svolgendo così un effetto protettivo....

 

La Ninfa Ondine volle vendicarsi per l'infedeltà del suo amante con una maledizione, che consisteva nel privarlo del respiro durante il sonno. Questo indusse l'uomo a dovere rimanere sempre sveglio per non morire soffocato. (Volpe, fallo dormire!) Le cosiddette morti bianche, le morti improvvise dei neonati che avvengono dopo il loro addormentamento perché smettono di respirare sarebbe l'opposto clinico delll'attacco di panico. I bambini affetti dalla sindrome da ipoventilazione congenita centrale, o "maledizione di Ondine", sono insensibili alla stimolazione respiratoria indotta da elevati livelli di anidride carbonica e da bassi livelli di ossigeno, e rischiano quindi di morire nel sonno quando viene a mancare il cotrollo volontario della respirazione. Oggi vengono trattati con pacemaker capaci di attivare il funzionamento del diaframma. Tale insensibilità agli stimoli chimici respiratori sarebbe indicativa di un'iposensibilità del sistema d'allarme di soffocamento....

 

Il monossido di carbonio bloccherebbe i sensori della respirazione: in questi casi il sistema d'allarme per il soffocamento non scatterebbe perché "sabotato". I meccanismi di controllo a livello dei sensori respiratori periferici del corpo potrebbero costituire uno degli elementi più importanti del sistema d'allarme del soffocamento. Quindi l'aria inquinata delle città conterrebbe sia una sostanza capace di scatenare il panico, cioé l'anidride carbonica, sia una sostanza protettiva, cioé il monossido di carbonio."

 

Da "Le emozioni della mente" di Giampaolo (con la m) Perna.

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20:23:10 del 7/8/2006 (Religione, psyco)
Appunto su religione e autostima
 

Chi ha alta autostima crede che Dio perdoni, chi ce l'ha bassa si inginocchia vigliaccamente davanti a Colui che considera un tiranno.

 

 

 

(n.d.r.: Chi ha la vita bassa é meglio che non s'inginocchi )

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00:25:09 del 30/7/2006 (Letteratura, psyco)

 

"Da giovane cercavo di cambiare il mondo. Col passare del tempo ho capito che ciò che conta é solo l'evoluzione, l'elevazione dell'uomo secondo un piano superiore"

 

Folco Terzani

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15:14:18 del 24/7/2006 (psyco, studio)
Gli attacco di panico (D.A.P)
 
 

Quando, anni fa, in vacanza, mi sentii dire "Com’è possibile che tu stia male solo perché sei lontana da casa? Non hai 5 anni!" sorse in me l’urgenza di ovviare a questa disinformazione sull’attacco di panico. E’ un disturbo d’ansia che non va sottovalutato e che coinvolge sempre più giovani, specialmente donne (per le incombenze legate al loro ruolo moderno), e comunque soggetti che non si devono sentire unici in questo disturbo, come in tutti i malesseri. Non necessariamente, l’attacco presenta comorbilità (concomitanza) con la depressione, e non è detto che si cronicizzi. Il segreto sta nell’evitare l’evitamento. Scappare di fronte alla paura, infatti, può generare un circolo vizioso in cui s’innesca la paura della paura, cioè la paura di essere soggetti inesorabilmente segnati da un destino di continui e improvvisi attacchi… la paura dell’attacco di panico stesso e una sensazione vittimistica di impotenza e passività. Allora sta a noi scegliere se affrontarlo o passare il resto dei nostri giorni tappati in casa… e l’attacco di panico, forse, non ci risparmierebbe comunque.

 
 

Ci sono, infatti, attacchi legati a specifici luoghi e situazioni, altri che con questi hanno una relazione meno stretta, e attacchi che riteniamo più ingiustificati degli altri, che ci colpiscono anche davanti alla tv (che, visto ciò che passa al convento televisivo, non è poi così strano).

 
 

Informo chi non ne avesse mai sofferto che i sintomi sono più o meno questi: insorgenza improvvisa e inaspettata, palpitazioni, nausea, oppressione al petto (e allora bisogna distinguerlo da un’indigestione, una congestione, un calo di sali minerali. di zuccheri, o un abbassamento di pressione), capogiri, asfissia, sudorazione, tremori, apprensione, sensazione di disastro incombente, depersonalizzazione e derealizzazione (sentirsi un automa o come dentro un sogno), paura di perdere il controllo e soprattutto una convinzione chiara e comune: "Oddio, sto per morire!".

 
 

Calma, calma, non volevo indurvi il ballo di San Vito!

 
 

Diciamo subito che l’attacco si risolve in 10 minuti e può anche essere un caso unico e isolato. Quindi, quando state meglio, vi viene da pensare che i casi sono due:

 1 - "è passato e gli altri se ne sono comunque, inevitabilmente, accorti" 
 

2 - "siamo tutti trapassati e riusciamo a vederci solo fra di noi" … ma qui comincia il delirio e forse urge un ricovero.

 

 

 

L’attacco può presentarsi anche insieme all’agorafobia, che tanti di voi conosceranno come "paura degli spazi aperti", ma che qui si manifesta come sensazione di difficoltà a chiedere aiuto, impossibilità di allontanarsi e terrore di non potere essere soccorsi, e più quando si è in mezzo a una folla (ai concerti, in coda al supermercato, lontano da casa…) che soli in una piazza. 

 

Insorge soprattutto nell’adolescenza ma, orrore orrore, anche alcuni bambini prendono lo Xanax (ansiolitico apposito, blando, forse placebo, ma pur sempre benzodiazepina).

 
 

C’è chi l’associa alla familiarità, chi cerca cause neurofisiologiche, chi imputa lo scatenamento all’anidride carbonica o all’acido lattico… fatto sta che si ha una percezione distorta dei propri sintomi corporei così, per l’ansia, il cuore accelera, si va in iperventilazione, gira la testa ed è tutto un susseguirsi di agitazione che vista dall’esterno assomiglia di più a uno svenimento, vista dall’interno a una minaccia spaventosa.

 
 

La cura più accreditata consiste in tecniche di rilassamento e di contemporanea esposizione alla situazione temuta, oppure ai sintomi… per ridimensionare questa che viene vissuta come sventura dal malcapitato, e che è un’autosuggestione molto invalidante. Ma se fosse proprio questo che si cerca? Tirarsi fuori dal mondo per troppo stress… perché no, in un Occidente che va così di fretta e ci chiede a volte troppo! Sostanzialmente il disturbo insorge quando non ci si sente in grado di prendere in mano le redini della propria vita, quando si vorrebbe controllare tutto, anche ciò che non dipende da noi, forse un retaggio della sensazione di onnipotenza che avevamo da bambini, forse una paura di perdere le certezze, forse una richiesta eccessiva che proviene dall’ambiente o dalle situazioni…. E si finisce per respirare di diaframma. Come sempre, bisogna essere pronti per la sincerità con se stessi, e ci vuole coraggio, l’altra faccia della medaglia delle paure vere, sottostanti ai disturbi d’ansia, che sono lì da anni, ancorate a un motivo antico che conosciamo, ma magari sottovalutiamo. E il mostro, guardato in faccia, può fare magari un po’ schifo o mettere tristezza, un confronto con lui ce lo rende accessibile, la vittoria è esaltante. L’autorità con la quale ne parlo non deriva tanto dai miei esami, quanto dall’esserci passata, dal non avere più attacchi, e dal sapere cosa fare nel caso dovessi riconoscerne i sintomi in futuro. Un buon lavoro con se stessi, come al solito.

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16:23:55 del 20/6/2006 (psyco, Diario Personale)
Meno male che c'é l'autoironia
 
 

Fanno parte della mia collezione personale di figurine, e c’entrano con il periodo che sto ricordando adesso… e chissà perché lo sto ricordando adesso. Mah…

 

12 anni, io e la mia migliore amica, fans sfegatate degli Europe (poverine, eravamo ciofani…), con fanzine, foto inedite e tutto quanto, come in "Sposerò Simon le Bon", siamo seriamente convinte di portarli, il cantante io e il batterista lei, all’altare. Sì, non stiamo tanto bene.

 

Tragedia si preannuncia quella volta che appare sul giornale la notizia che "il mio" Joey sposerebbe una ragazza delle nostre colline (bufala colossale). Con una faccia tosta unica sfoglio la guida telefonica e la cerco a casa. Prima che una voce all’altro capo risponda, si sentono grasse risate: "probabilmente ci stanno scherzando su in famiglia con mezzo paese…" penso "e sicuramente continueranno a ridere adesso che è arrivata questa innocente fanciulla"

 

La butto lì "Scusi, lei non mi conosce… scusi se la disturbo… sono una fan del gruppo e vorrei solo sapere se è vera la notizia apparsa sul giornale…"

 

"No, stai tranquilla, è tutto inventato" (sollievo)

 

"La ringrazio". Rido di me stessa subito dopo, ma è stata una soddisfazione.

 

Stesso periodo, qualche mese dopo: corso comunale di musica.

 

Io e la stessa amica di cui sopra ci iscriviamo al corso di batteria, anche perché l’emulazione fa tanto teen e aggregazione… un po’ come fumare non per calmare i nervi.

 

I nostri insegnanti hanno un problema logistico e quello di solfeggio ci spara la novità: faremo due strumenti, perché l’insegnante di batteria non può riempire il calendario del corso.

 

"Ah, va be’, l’importante è divertirsi, che strumento ci proponi?"

 

"La tromba"

 

"Eh? E che c’azzecca la tromba? Aspetta che faccio mente locale: Luis Armstrong, il silenzio…non credo mi interessi altro. Un altro strumento?"

 

"No, io posso insegnarvi questo"

 

"Ma puoi insegnare anche canto, no? I parenti mi dicono che potrei farlo di professione… perché non approfittarne?"

 

"Ancora più complicato… la tua amica rimarrebbe sola"

 

Alla fine della fiera, c’è toccata. Dopo un discreto numero di tentativi di imparare come soffiarci dentro, abbiamo imparato qualcosa della tromba di cui, ovviamente, non ci ricordiamo niente.

 

Ecco che arriva la figura.

 

La scuola di musica distribuisce il volantino in tutta la nostra scuola media. Recita così (nomi inventati):

 

Bla bla bla bla…

 

Si esibiranno per voi:

 

Marco: Flauto dolce

 

Chiara: Flauto traverso

 

Teresa: pianoforte

 

 

 

Giovanna : batteria

 

Claudia: tromba.

 

"Ehm… c’è qualcosa che non mi suona bene"

 

Vado dall’insegnante "Tu che sei sempre malizioso, l’hai fatto apposta?"

 

"No, lo so, scusa è che la batteria è una e dovevamo inserire solo uno strumento accanto al nome, e ve ne abbiamo assegnato uno a testa"
"Sì, capisco che fra batteria e tromba sia una gara dura a malintesi, ma avrei dovuto fare più casino, sia per non vederlo scritto, sia per meritarmelo"

 

 

 

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13:39:51 del 12/6/2006 (Curiosità, psyco)
Le donne lo sanno... comunque per prime
 
" "Mi piace o non mi piace?": le donne decidono in 30 secondi se la persona appena conosciuta fa per loro, gli uomini ci impiegano un minuto e mezzo"... La spiegazione risiede nel famoso intuito femminile, che le porta ad affidarsi alla chimica, alle sensazioni" (Fonte: mensile Psychologies, da uno studio di Richard Wiseman al Festival della Scienza di Edimburgo)

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13:39:56 del 9/6/2006 (Diario Personale, psyco)
Progresso della pedagogia
 

Se tornassi indietro di qualche decennio, implorerei alle famiglie libertà, come una rivoluzione sessantottina in favore dei figli: "Per favore, prendete molto sul serio i bambini. Ascoltate e rispettate i loro spazi, le loro aspirazioni e ambizioni, e non credeteli ignoranti: sono incontaminati, quindi capiscono più cose di voi. Sono adulti che si fanno spazio in un corpo ridotto. Studiando, sospetto sempre più che il termine "capriccio" sia stato inventato dai grandi, per giustificare i momenti in cui non comprendono i reali bisogni dei figli, necessità che si nascondono dietro a futili richieste. Non viziateli, ma non dite mai "sei solo un bambino", perché equivale a "non capisci niente". Fateli sentire grandi, e li diventeranno presto. La loro autostima e il vostro futuro vi ringrazieranno.

 

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza (lo sapete che é Dante, almeno grazie a Benigni )"

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18:42:31 del 4/6/2006 (studio, psyco)
Sfumature
 
 

Durante un corso di sessuologia un mio compagno di studi chiese all’insegnante se fantasticare di essere omosessuale significasse esserlo. La risposta fu " No, la fantasia è solo fantasia, e la fai su cose che non fai. L’attrazione esiste anche nella realtà, fra persone dello stesso sesso, per puro senso estetico, ma per essere omosessuali bisogna provare, apprezzare e volere riprovare". Credo che spesso le persone vadano in crisi perché faticano a distinguere tre dimensioni molto diverse fra loro: fantasia, desiderio e realtà, e questo nei confronti di qualsiasi aspetto della vita.

 

Fantasia: universo parallelo.

 

Meno male che esiste, che ci permette di evadere un po’. Puoi sognare una vita, un partner, un lavoro, un mondo, una famiglia, senza dovere cadere nella sindrome dell’eterno fanciullo Peter Pan. (Quella delle donne? Solitamente immaginare che sempre il corpo dell’altro, come il loro, sia al servizio dell’anima, così che l’amore sia una idilliaca fusione di anime, una perfetta simbiosi spirituale… anche quando devi correre in ufficio). Ma generalmente ogni franca fantasia resta lì, nel cassetto prezioso delle nostre distrazioni, perché sogni quello che non puoi permetterti o quello che non faresti mai. E’ un film di realtà virtuale. Per contro, é come desiderare di partecipare a "L’Isola dei famosi" per poi, se questo dovesse realizzarsi, scoprire che l’isola è un postaccio, con l’acqua quasi più putrida dell’Enza da quando è stato imposto il divieto di balneazione; come desiderare di stare con un attore di Hollywood per rendersi poi conto che la vita da "The bold and the beautiful", a base di droga e festini orgiastici non fa per te, specie se si sfiora l’incesto come nella soap. E’ come desiderare di essere a capo di una multinazionale e poi capire che verrebbe il giorno in cui tutte quelle responsabilità le affibbieresti volentieri a un vice e tu preferiresti vangare un orticello per piantare i pomodori, e ti accorgeresti di essere circondato soprattutto da leccaculo che bramano i tuoi favori e tu, con la solitudine nell’anima, non sapresti di chi fidarti veramente, pieno di soldi e donne, ma senza percepire un profondo affetto, e soprattutto disinteressato. Come fantasticare di essere il gallo del pollaio, con 3, 4 galline per volta, quando nella realtà già due ti sembrerebbero poco manovrabili, e la terza avrebbe il tempo per fare l’uovo.

 

Desiderio: futuro.

 

Hai soppesato i pro e i contro della tua fantasia, e questa è salita di grado, o semplicemente si è trasferita in questo reparto. Non ci dormi la notte, non ci mangi di giorno, non respiri praticamente mai del tutto, cominci a dare segni di squilibrio o di demenza senile e ipocondriacamente prenoti una visita dal neurologo di fiducia del tuo amico (tanto c’è passato anche lui). Apprezzi più l’attesa dell’oggetto in sé. Come diceva Casanova: il meglio dell’incontro è salire le scale.

 

Realtà: l’impatto.

 

Non esiste se non una semplice attinenza ai fatti, sempre che tu riesca a scorgerla. La verità non c’è, c’è solo un’interpretazione soggettiva di ciò che sei, di ciò che hai, di ciò che pensi ti vada male, di ciò che vorresti e di ciò che credi ti possa bastare. Una mera costruzione che la mente fa di ciò che vivi, basandosi sul tuo passato. La realtà, delle tre, è sempre la condizione che ha più immaginazione di tutte. Ma quando ce ne accorgiamo sappiamo essere abbastanza creativi? Forse è così che deve essere. Qualcuno direbbe che serve al nostro karma, al di là del libero arbitrio… e allora qual’è il messaggio che dobbiamo imparare per evolvere?

 

Può darsi che le persone a volte non si capiscano perché si collocano in due dimensioni inconciliabili, almeno momentaneamente, e così si formano i "doppi legami" nella comunicazione.

 

Ma siamo sicuri di volere davvero raggiungere la felicità? Quanta ne riusciamo a sopportare? Perché non usciamo da certe situazioni imperfette, anche se non siamo masochisti? Certo, la vita non è mai perfetta ed è questo il bello: se tutti e tre i settori combaciassero, che noia! Ci dovremmo porre nuovi obiettivi, perché abbiamo bisogno di esplorare ed evolvere, come direbbero gli umanisti. Il meglio sarebbe farlo con lo stesso mestiere, la stessa persona, la stessa passione. Ecco come ci si innamora: lasciando un po’ di vantaggio alla vita, per rincorrere un traguardo che si sposta sempre un po’ in là. Certo che siamo messi proprio male!

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