...neanche lavorassi ancora allo studio legale
L'ombra è quella parte di noi che
raccoglie i rifiuti.
La cantina e le paure
Ci fanno schifo le lucertole e le chiudiamo in cantina.
Ma loro crescono e fanno casino.
Noi immaginiamo che siano diventati dinosauri e non ci attentiamo più ad aprire la cantina.
Ma se qualcuno ci fa coraggio e ci aiuta ad aprire la cantina,
scopriamo che sono diventate solo iguane e magari sono anche simpatiche.
Il suono di ogni parola è associato alle esperienze individuali
Nulla è positivo o negativo,
il principio degli opposti non funziona, è meglio l'equilibrio dinamico:
le qualità esistono senza valore e
il valore dipende dall'uso e dall'intensità. Nemmeno il pensiero,
nemmeno l'energia sono positive di per sè, così come il dolore e la
paura non sono negative di per sè:
il dolore ha una funzione di segnalazione del pericolo, anche emozionale e così la paura.
Le cose importanti non le decidiamo noi, c'è il destino,
ma in ogni istante abbiamo il libero arbitrio: la scelta tra paura e fiducia.
Alcune cose sono innate: estro/introversione, carattere (freddo/emotivo), ma poi si diventa come si vuole.
L'ansia non è innata, è una strategia appresa, per anticipare i pericoli (e su quello che si è appreso si può lavorare).
Le nostre difese contro l'ignoto sono:
razionalizzazione=spiegare,
negazione=ignorare,
proiezione=dare la colpa agli altri Commenti (2) Link Permanente
A tutti gli psico
http://www.festivaldellapsicologia.com/
Manco a farlo apposta, il titolo del summit è: eros e psiche.
E poi sospettano che non sia sensitiva...
Presumo non si parli della favola, dato che quella si legge in dieci minuti, e qui ci sono ben tre giorni di raduno con i luminari e le psicostar della tv... se siete interessati, facciamo il gruppo per Bologna.
Commenti (2) Link Permanente
http://www.lauraquinti.net/Articoli/sesso_e_stress.htm

Sex (Picasso)
Parlando della reazione di stress
e dei suoi effetti positivi e
negativi, avevamo accennato alle relazioni
tra sesso e stress.
L’argomento ha suscitato molte domande, a cui rispondiamo
cumulativamente con questo articolo, in un momento particolarmente adatto come
la primavera, quando anche i sensi si risvegliano dal torpore invernale.
Prendiamo spunto anche da uno studio realizzato dalla
Wilkes University (Pennsylvania), sugli effetti del sesso nello stress, da cui è
risultato che le persone che fanno sesso almeno due – tre volte la settimana,
sono molto meno soggette di altre ad ammalarsi di raffreddore.
I nostri lettori sono ormai abituati ad un rovesciamento
delle credenze più diffuse ed anche qui non faremo eccezione, ma prima di
entrare nel vivo di questo interessante studio, facciamo qualche considerazione
Cominciamo col dire che il sesso, a tutti i livelli, è un
atto di purificazione.
Quando facciamo l’amore, a livello biochimico, si scatena
una vera tempesta di ormoni, che attiva tutti i sistemi (assi neuroendocrini,
circuiti mentali ecc.).
Tra l'altro si ha un aumento della dopamina, un
neurotrasmettitore appartenente alla famiglia dele endorfine, la base naturale
di quell'estasi che i meno fortunati cercano invano nella droga, e
dell'ossitocina, un ormone misconosciuto perché oltre al suo effetto in sala
parto, è un modulatore del piacere.
Sotto tutti questi stimoli lo stress ha un picco di
attività che facilita il ritorno alla norma (omeostasi), cosa molto rara nella
vita moderna.
È proprio questa la ragione principale per cui chi ha una
vita sessuale regolare si ammala meno. Nello studio citato, può sembrare
singolare che si sia indagato sul semplice raffreddore, ma la cosa è
perfettamente coerente.
Il raffreddore è una tipica malattia dovuta alla
disregolazione del sistema immunitario e rappresenta, quindi, un indice
significativo dello stato di salute e della condizione di
stress dell’individuo,
che secondo la ricerca d'avanguardia è alla base della maggior parte delle
patologie.
L’impulso armonico che riceve l’organismo con il sesso
accelera il ritmo biologico, stimola l’espulsione delle tossine e facilita i
fenomeni di rigenerazione di organi, cellule e tessuti.
Anche a livello psicologico, avere una vita sessuale sana
rappresenta una periodica rigenerazione della mente. Permette di staccare da
tutto il contesto usuale, di perdere, per brevi preziosi momenti, la cognizione
del proprio Io.
A tutti i livelli, la sessualità è aprirsi verso un’altra
persona, è la gioia di darsi all’altro, da cui scaturisce il vero piacere.
Alcune religioni di tradizione antichissima, come il
Taoismo, considerano la sessualità una delle strade privilegiate che l’uomo ha
per raggiungere il Supremo.
Nell’Healing Tao (il “Tao che guarisce”), contrazione ed
espansione, cioè quella pulsazione che chiamiamo orgasmo, si susseguono di
continuo anche nell’universo. Ecco perché l’orgasmo è vissuto come un’esperienza
“oceanica”, che ci fa sentire tutt’uno con il mondo.
Ma allora il sesso è la panacea di tutti i mali? Come mai
la nostra esperienza ci dice il contrario?
È chiaro che abbiamo finora parlato di una sessualità
sana.
Diciamoci la verità: persone con una buona vita sessuale
come quelle della ricerca citata, saranno frequenti, speriamo, nelle lontane
Americhe; da noi non tanto.
Allora facciamoci un paio di domande: tanto per cominciare,
le persone osservate alla Wilkes University sono erotomani ? Assolutamente no!
Una vita sessuale regolare è perfettamente compatibile con
le esigenze fisiologiche e psicologiche medie. Il fatto da rilevare è che si
tratta ovviamente di persone che hanno stabilito un buon accordo con il partner
e che vivono l’esperienza dell’unione con gioia e serenità.
L’altra domanda interessante è: -dove finiscono le energie
che la natura ci mette a disposizione per la sessualità, quando non vengono
usate?-
Molto all’ingrosso, fatte salve poche ed illustri
eccezioni, in genere finiscono in: malattie, violenza e condizionamenti.
Gli studi in questo senso, partiti già da Sigmund Freud
sono, almeno in parte, noti a tutti.
Facciamo ora qualche osservazione sulla nostra vita di
tutti i giorni.
Nella pubblicità che, anche se nessuno di noi vuole
ammetterlo, ci condiziona pesantemente, i riferimenti al sesso sono talmente
diffusi che nei rari casi in cui mancano riaffiorano per contrasto.
La violenza, di cui facciamo il pieno tutti i giorni alla
TV e nei piccoli litigi quotidiani, ha quasi sempre un sottofondo sessuale, ben
riconoscibile nei media, più nascosto, ma non tanto, nella vita quotidiana.
Questo grande dono che la natura o Dio, secondo il nostro
sentire, ci hanno fatto, può volgersi in una vera dannazione.
Ci sono stati ricercatori, come W. Reich che hanno studiato
le relazioni tra la mancanza di una vita sessuale sana ed il comportamento
irrazionale delle masse.
Il punto è che la sessualità è indissolubilmente legata
alla sfera affettiva, e non può esistere una buona vita sessuale senza quella
poco scientifica ed evanescente cosa che chiamiamo amore.
Proprio qui si ritrova il senso delle antiche religioni,
che vedevano nello sviluppo della coppia la strada per conoscere se stessi e
tramite l’altro, entrare in contatto con l’universo.
Idee sbagliate
Facciamo un esempio, sfatando un altro bel mito. Nella
nostra visione il sesso è legato alla prestanza fisica, alla giovinezza, al
vigore, cosa molto lontana dalla realtà e causa di molti dolori.
Qualcuno avrà sentito dire che gli antichi Hawaiiani
apprezzavano maggiormente i partner più anziani, al contrario di noi.
Ma, anche nella nostra realtà, ci sono oggi molte coppie
che nella terza età riscoprono o addirittura scoprono, finalmente, le gioie del
sesso e senza assilli di performance e di impegni esterni, si passano
intere mattinate a letto a fare sesso.
Non fraintendeteci, non stiamo consigliando di aspettare
gli ottant’anni, ma vogliamo sfatare schemi e modelli che certa cultura và
propinandoci quotidianamente.
Perciò: a) Non è mai troppo tardi; b) Come dice Antonia,
uno dei nostri Maestri di meditazione nonché sessuologa, non andate trovare la
nonna senza telefonare prima!
Virtuoso e vizioso
Una vita attiva, che in qualche modo corrisponde
all'attivazione della risposta di stress fisiologica, stimola anche la sfera
sessuale.
Questo si riscontra nel quotidiano, quando a volte davanti
a condizioni di stress repentino, sentiamo il desiderio salire. È anche noto in
alcune professioni, ad esempio negli artisti e nella persone che devono prendere
molte decisioni.
Dall'altra parte, coma abbiamo visto, la sessualità sana è
un potente antistress.
Quindi in una reazione naturale s'instaura un circolo
virtuoso, in cui la vita attiva stimola la sessualità, e questa riequilibra i
livelli di stress.
Quando la risposta di stress è iperattivata (distress),
oltre al sistema immunitario e a molte altre funzioni organiche deprime anche la
sessualità.
Si entra qui in un inferno di desiderio – repressione,
incapacità e senso d'impotenza. Una piccola ricerca realizzata diversi anni fa
sui manager evidenziava che, a dispetto dell'iperattivazione generata dal loro
lavoro, avevano in genere una pessima vita sessuale.
Viene così a mancare la capacità rigenerativa della
sessualità, che al contrario induce nuovi conflitti interiori ed interpersonali,
in un troppo noto circolo vizioso.
In naturopatia
Vediamo ora come le medicine naturali affrontano questo
delicato tema.
L’approccio è sempre quello di considerare l’individuo
nella sua completezza e nella sua unicità e di andare alla ricerca delle cause
dei problemi. Un intervento parziale rischierebbe ad esempio di, come dice
Shakespeare a proposito del vino, stimolare il desiderio ma non sostenere il
vigore.
Difficilmente un rapporto costruito col Viagra potrà essere
soddisfacente. È un tipico trattamento del sintomo, ben lontano dal promuovere
l’armonia indispensabile per raggiungere un’unione felice.
Come sempre si tratta di trovare una strada, diversa per
ogni persona, che aiuti a trovare questo delicato equilibrio che, una volta
instaurato, porta ad un circolo virtuoso di benessere che aiuta il mantenimento
della salute.
Ad esempio non mancano le piante che stimolano la libido o
quelle che la modulano, ma vanno utilizzate nel giusto contesto.
Sono evidenti i vantaggi delle
medicine energetiche, come
il lavaggio energetico
(pazienza, ne parleremo al più presto), che serve a superare i blocchi emotivi
ed il Reiki, che riequilibra tutte le
energie e, non ultima, la meditazione.
Nell’universo meditazione ci sono tecniche specifiche per
la sessualità ed anche per l’armonia della coppia.
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ricetta
Programma di fallimento:
- pensare al passato e al futuro
- riferimento esterno: io devo
- paragone con gli altri
- paura
VS
- qui e ora
- riferimento interno: io voglio
- essere unico e irripetibile
- fiducia
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Gli attacchi di panico - seconda parte
Il punto di vista biologico:
" Questo sistema d'allarme si sarebbe sviluppato con l'evoluzione degli esseri viventi, per indurli ad evitare situazioni potenzialmente letali di riduzione della respirazione, come l'intrappolamento in cunicoli affollati o la residenza in zone vulcaniche caratterizzate da una "cattiva" aria....
Raramente compare durante la gravidanza ed il parto mentre é frequente nella fase pre-mestruale e nel post partum: ciò sarebbe legato all'effetto stimolante del progesterone, che indurrebbe uno stato di iperventilazione, riducendo i livelli di anidride carbonica nel sangue, svolgendo così un effetto protettivo....
La Ninfa Ondine volle vendicarsi per l'infedeltà del suo amante con una maledizione, che consisteva nel privarlo del respiro durante il sonno. Questo indusse l'uomo a dovere rimanere sempre sveglio per non morire soffocato. (Volpe, fallo dormire!) Le cosiddette morti bianche, le morti improvvise dei neonati che avvengono dopo il loro addormentamento perché smettono di respirare sarebbe l'opposto clinico delll'attacco di panico. I bambini affetti dalla sindrome da ipoventilazione congenita centrale, o "maledizione di Ondine", sono insensibili alla stimolazione respiratoria indotta da elevati livelli di anidride carbonica e da bassi livelli di ossigeno, e rischiano quindi di morire nel sonno quando viene a mancare il cotrollo volontario della respirazione. Oggi vengono trattati con pacemaker capaci di attivare il funzionamento del diaframma. Tale insensibilità agli stimoli chimici respiratori sarebbe indicativa di un'iposensibilità del sistema d'allarme di soffocamento....
Il monossido di carbonio bloccherebbe i sensori della respirazione: in questi casi il sistema d'allarme per il soffocamento non scatterebbe perché "sabotato". I meccanismi di controllo a livello dei sensori respiratori periferici del corpo potrebbero costituire uno degli elementi più importanti del sistema d'allarme del soffocamento. Quindi l'aria inquinata delle città conterrebbe sia una sostanza capace di scatenare il panico, cioé l'anidride carbonica, sia una sostanza protettiva, cioé il monossido di carbonio."
Da "Le emozioni della mente" di Giampaolo (con la m) Perna.
Commenti (0) Link PermanenteGli attacco di panico (D.A.P)
Quando, anni fa, in vacanza, mi sentii dire "Com’è possibile che tu stia male solo perché sei lontana da casa? Non hai 5 anni!" sorse in me l’urgenza di ovviare a questa disinformazione sull’attacco di panico. E’ un disturbo d’ansia che non va sottovalutato e che coinvolge sempre più giovani, specialmente donne (per le incombenze legate al loro ruolo moderno), e comunque soggetti che non si devono sentire unici in questo disturbo, come in tutti i malesseri. Non necessariamente, l’attacco presenta comorbilità (concomitanza) con la depressione, e non è detto che si cronicizzi. Il segreto sta nell’evitare l’evitamento. Scappare di fronte alla paura, infatti, può generare un circolo vizioso in cui s’innesca la paura della paura, cioè la paura di essere soggetti inesorabilmente segnati da un destino di continui e improvvisi attacchi… la paura dell’attacco di panico stesso e una sensazione vittimistica di impotenza e passività. Allora sta a noi scegliere se affrontarlo o passare il resto dei nostri giorni tappati in casa… e l’attacco di panico, forse, non ci risparmierebbe comunque.
Ci sono, infatti, attacchi legati a specifici luoghi e situazioni, altri che con questi hanno una relazione meno stretta, e attacchi che riteniamo più ingiustificati degli altri, che ci colpiscono anche davanti alla tv (che, visto ciò che passa al convento televisivo, non è poi così strano).
Informo chi non ne avesse mai sofferto che i sintomi sono più o meno questi: insorgenza improvvisa e inaspettata, palpitazioni, nausea, oppressione al petto (e allora bisogna distinguerlo da un’indigestione, una congestione, un calo di sali minerali. di zuccheri, o un abbassamento di pressione), capogiri, asfissia, sudorazione, tremori, apprensione, sensazione di disastro incombente, depersonalizzazione e derealizzazione (sentirsi un automa o come dentro un sogno), paura di perdere il controllo e soprattutto una convinzione chiara e comune: "Oddio, sto per morire!".
Calma, calma, non volevo indurvi il ballo di San Vito!
Diciamo subito che l’attacco si risolve in 10 minuti e può anche essere un caso unico e isolato. Quindi, quando state meglio, vi viene da pensare che i casi sono due:
1 - "è passato e gli altri se ne sono comunque, inevitabilmente, accorti"2 - "siamo tutti trapassati e riusciamo a vederci solo fra di noi" … ma qui comincia il delirio e forse urge un ricovero.
L’attacco può presentarsi anche insieme all’agorafobia, che tanti di voi conosceranno come "paura degli spazi aperti", ma che qui si manifesta come sensazione di difficoltà a chiedere aiuto, impossibilità di allontanarsi e terrore di non potere essere soccorsi, e più quando si è in mezzo a una folla (ai concerti, in coda al supermercato, lontano da casa…) che soli in una piazza.
Insorge soprattutto nell’adolescenza ma, orrore orrore, anche alcuni bambini prendono lo Xanax (ansiolitico apposito, blando, forse placebo, ma pur sempre benzodiazepina).
C’è chi l’associa alla familiarità, chi cerca cause neurofisiologiche, chi imputa lo scatenamento all’anidride carbonica o all’acido lattico… fatto sta che si ha una percezione distorta dei propri sintomi corporei così, per l’ansia, il cuore accelera, si va in iperventilazione, gira la testa ed è tutto un susseguirsi di agitazione che vista dall’esterno assomiglia di più a uno svenimento, vista dall’interno a una minaccia spaventosa.
La cura più accreditata consiste in tecniche di rilassamento e di contemporanea esposizione alla situazione temuta, oppure ai sintomi… per ridimensionare questa che viene vissuta come sventura dal malcapitato, e che è un’autosuggestione molto invalidante. Ma se fosse proprio questo che si cerca? Tirarsi fuori dal mondo per troppo stress… perché no, in un Occidente che va così di fretta e ci chiede a volte troppo! Sostanzialmente il disturbo insorge quando non ci si sente in grado di prendere in mano le redini della propria vita, quando si vorrebbe controllare tutto, anche ciò che non dipende da noi, forse un retaggio della sensazione di onnipotenza che avevamo da bambini, forse una paura di perdere le certezze, forse una richiesta eccessiva che proviene dall’ambiente o dalle situazioni…. E si finisce per respirare di diaframma. Come sempre, bisogna essere pronti per la sincerità con se stessi, e ci vuole coraggio, l’altra faccia della medaglia delle paure vere, sottostanti ai disturbi d’ansia, che sono lì da anni, ancorate a un motivo antico che conosciamo, ma magari sottovalutiamo. E il mostro, guardato in faccia, può fare magari un po’ schifo o mettere tristezza, un confronto con lui ce lo rende accessibile, la vittoria è esaltante. L’autorità con la quale ne parlo non deriva tanto dai miei esami, quanto dall’esserci passata, dal non avere più attacchi, e dal sapere cosa fare nel caso dovessi riconoscerne i sintomi in futuro. Un buon lavoro con se stessi, come al solito.
Commenti (3) Link PermanenteSfumature
Durante un corso di sessuologia un mio compagno di studi chiese all’insegnante se fantasticare di essere omosessuale significasse esserlo. La risposta fu " No, la fantasia è solo fantasia, e la fai su cose che non fai. L’attrazione esiste anche nella realtà, fra persone dello stesso sesso, per puro senso estetico, ma per essere omosessuali bisogna provare, apprezzare e volere riprovare". Credo che spesso le persone vadano in crisi perché faticano a distinguere tre dimensioni molto diverse fra loro: fantasia, desiderio e realtà, e questo nei confronti di qualsiasi aspetto della vita.
Fantasia: universo parallelo.
Meno male che esiste, che ci permette di evadere un po’. Puoi sognare una vita, un partner, un lavoro, un mondo, una famiglia, senza dovere cadere nella sindrome dell’eterno fanciullo Peter Pan. (Quella delle donne? Solitamente immaginare che sempre il corpo dell’altro, come il loro, sia al servizio dell’anima, così che l’amore sia una idilliaca fusione di anime, una perfetta simbiosi spirituale… anche quando devi correre in ufficio). Ma generalmente ogni franca fantasia resta lì, nel cassetto prezioso delle nostre distrazioni, perché sogni quello che non puoi permetterti o quello che non faresti mai. E’ un film di realtà virtuale. Per contro, é come desiderare di partecipare a "L’Isola dei famosi" per poi, se questo dovesse realizzarsi, scoprire che l’isola è un postaccio, con l’acqua quasi più putrida dell’Enza da quando è stato imposto il divieto di balneazione; come desiderare di stare con un attore di Hollywood per rendersi poi conto che la vita da "The bold and the beautiful", a base di droga e festini orgiastici non fa per te, specie se si sfiora l’incesto come nella soap. E’ come desiderare di essere a capo di una multinazionale e poi capire che verrebbe il giorno in cui tutte quelle responsabilità le affibbieresti volentieri a un vice e tu preferiresti vangare un orticello per piantare i pomodori, e ti accorgeresti di essere circondato soprattutto da leccaculo che bramano i tuoi favori e tu, con la solitudine nell’anima, non sapresti di chi fidarti veramente, pieno di soldi e donne, ma senza percepire un profondo affetto, e soprattutto disinteressato. Come fantasticare di essere il gallo del pollaio, con 3, 4 galline per volta, quando nella realtà già due ti sembrerebbero poco manovrabili, e la terza avrebbe il tempo per fare l’uovo.
Desiderio: futuro.
Hai soppesato i pro e i contro della tua fantasia, e questa è salita di grado, o semplicemente si è trasferita in questo reparto. Non ci dormi la notte, non ci mangi di giorno, non respiri praticamente mai del tutto, cominci a dare segni di squilibrio o di demenza senile e ipocondriacamente prenoti una visita dal neurologo di fiducia del tuo amico (tanto c’è passato anche lui). Apprezzi più l’attesa dell’oggetto in sé. Come diceva Casanova: il meglio dell’incontro è salire le scale.
Realtà: l’impatto.
Non esiste se non una semplice attinenza ai fatti, sempre che tu riesca a scorgerla. La verità non c’è, c’è solo un’interpretazione soggettiva di ciò che sei, di ciò che hai, di ciò che pensi ti vada male, di ciò che vorresti e di ciò che credi ti possa bastare. Una mera costruzione che la mente fa di ciò che vivi, basandosi sul tuo passato. La realtà, delle tre, è sempre la condizione che ha più immaginazione di tutte. Ma quando ce ne accorgiamo sappiamo essere abbastanza creativi? Forse è così che deve essere. Qualcuno direbbe che serve al nostro karma, al di là del libero arbitrio… e allora qual’è il messaggio che dobbiamo imparare per evolvere?
Può darsi che le persone a volte non si capiscano perché si collocano in due dimensioni inconciliabili, almeno momentaneamente, e così si formano i "doppi legami" nella comunicazione.
Ma siamo sicuri di volere davvero raggiungere la felicità? Quanta ne riusciamo a sopportare? Perché non usciamo da certe situazioni imperfette, anche se non siamo masochisti? Certo, la vita non è mai perfetta ed è questo il bello: se tutti e tre i settori combaciassero, che noia! Ci dovremmo porre nuovi obiettivi, perché abbiamo bisogno di esplorare ed evolvere, come direbbero gli umanisti. Il meglio sarebbe farlo con lo stesso mestiere, la stessa persona, la stessa passione. Ecco come ci si innamora: lasciando un po’ di vantaggio alla vita, per rincorrere un traguardo che si sposta sempre un po’ in là. Certo che siamo messi proprio male!
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