Ricordo di una vacanza
Matera 9 Novembre 1977
(Oreste Vighetti-Mario Montanari)
Il divino resta, nel fondo, il tessuto
vivo della tua storia,
città solare e ipogea,
da cui traspare la sofferenza
ovunque, là dove gli asfodeli
disseminati tra i sassi
delle colline, al vento,
sono il segno vibratile
della sua presenza luminosa.
Le Murge occhieggiano di fori
nel tufo con residenze stratificate
di civiltà millenarie,
di montagne tagliate in cubetti
quadrati, a strapiombo,
simili a mura pelasge.
Le chiese affrescate
d’inarrivabile fascino,
scavate dentro, perfette,
i monasteri abbandonati,
i cenobi greci, basiliani,
le spelonche dei monaci scolpite,
l’arce a difesa sulla sella del monte,
i sassi forati, le cavee abitate già da comunità contadine,
le dimore albanesi e croate,
disseminazione di vite successive, scomparse,
sono uno scenario unico d’ineffabile,
drammatica bellezza, galleggiante
nel mistero.
Le voci, i canti, i suoni delle genti
si perdono, armoniose, nell’ombra dei secoli, sposati col vento.
Matera, città impossibile del dolore,
accumulato di generazione in generazione,
fiorita come un mosaico bizantino
di luci e di ombre, di volumi geometrici,
fantasiosi, di scale, di muri, di palazzi bellissimi, rinascimentali,
abbandonati, deserti, città di rovine silenti, hai ruinato dentro di me
nella coscienza, una caduta di idee e di fantasmi,
città unica, assoluta, per questa solitudine forzata.
Hai fatto piangere il mio cuore, Matera,
per il tuo dolorante groviglio di architetture necessitate,
coatte dallo spazio e dalle montagne,
dalle mura, dai torrenti, dai gradini, dai nuclei umani stretti,
addossati ai loro commerci.
I tuoi figli sono dispersi, nel mondo!
Li sento ugualmente vivere o li vedo negli scavi,
negli scheletri antichi, dissepolti, coi cocci
dei vasi e con le ceramiche spezzate.
Li vedo sparsi nei continenti
ancora innamorati di te, malati di struggente malinconia di te,
i tuoi figli, amatissima madre, viva e morta,
tante volte rinata!
Puoi risorgere ancora,
città astrale sotto la luna,
unica, sofferta.
Puoi risorgere ancora in questa età del duemila,
come nave pronta a riversare nei pianeti lontani
l’infinita ricchezza dei tuoi valori.
Il vento si è levato col sole,
nel mattino, sulle Murge
e gli asfodeli divini e le verdi foglie tremano, piene di vita,
sui fianchi dei monti,
fra i sassi eterni!
Rima baciata
Fra la nebbia e il polverone
là si trova una stazione
mascherata da capannone.
Fino all''ultimo vagone
puoi udire una canzone
e potendo fai il coglione
finché non ti scopre un omone
che ha sempre una seria espressione
anche quando entra un gran... donnone.
Se ti pesa la consumazione
pensi all''onorario... poi a chi per il pranzo non ha neanche un boccone,
ma alla fine fai un paragone: dopo tutto sei tu che hai scelto di essere sempre e comunque al Fuori Orario!
Ci sarà una motivazione...
A mia sorella (nata e dipartita il 21 a primavera) e a tutte le amiche, che per me sono sorelle
Il nostro viale era il mattino,
silenzioso, mattino di aprile,
immote come fanciulle
scendevamo nell''aia
dei nostri sogni infiniti,
qualcosa ci consolava
la ridente e giocosa giovinezza,
eravamo come le capre
ci bastava un po'' d''erba
e un po'' di rorida acqua.
Adesso la tempesta ci avvelena,
e il nostro cuore é fatto sospettoso
dai mille pericoli di vita,
forse tremiamo per gli altri
ma in fondo siamo rimaste intatte
credenti in un Dio che non muore,
ma forse ci troveremo oltre queste barriere
come angeli oscuri
che hanno patito la morte
ma che possono credere ancora
che oltre le mura del cielo
sorga una terra santa, edificante leggera,
la terra di tutti i fratelli.
di Alda Merini
tratta da "Sono nata il 21 a primavera" Commenti (0) Link Permanente
A Kattivik, che quando toglie la tutina nera diventa Corrado
L''ultima volta mi ha accusata di gufare, perciò, per esorcizzare gli dedico una splendida poesia... E mi ringrazi: viste le mie conoscenze "altolocate" potrei, invece, fargli una "fattura" per alzare l''affitto del capannone...
Ho timor di tua morte
Ho timor di tua morte e me ne parli,
a volte penso senza sentimento,
senza capir che io mi perderei
dentro questo murale tuo frammento
da perder senno ed ogni altro contento,
mentre io parlo di vita dolcemente
ma tu al mio appello non sei mai presente
Alda Merini
tratta da "Sono nata il 21 a primavera"
Via le mani da lì!!
La ninna-nanna de la guera
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vô la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujrmone
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli...
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe'' li ladri de le Borse.
Fa'' la ninna, cocco bello,
finché dura ''sto macello:
fa'' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So'' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l''ombra d''un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe'' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
ottobre 1914
Pagine: 1
Come funziona il blog?






