Poesia di cL@


15:14:28 del 25/3/2011 (Poesia, Attualità)

 

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20:36:41 del 1/11/2009 (Attualità, Poesia)

 
Un saluto a Alda Merini

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02:10:30 del 23/3/2006 (Diario Personale, Poesia)
Ricordo di una vacanza
 
 

Matera 9 Novembre 1977

 

(Oreste Vighetti-Mario Montanari)

 

 

 

Il divino resta, nel fondo, il tessuto

 

vivo della tua storia,

 

città solare e ipogea,

 

da cui traspare la sofferenza

 

ovunque, là dove gli asfodeli

 

disseminati tra i sassi

 

delle colline, al vento,

 

sono il segno vibratile

 

della sua presenza luminosa.

 

Le Murge occhieggiano di fori

 

nel tufo con residenze stratificate

 

di civiltà millenarie,

 

di montagne tagliate in cubetti

 

quadrati, a strapiombo,

 

simili a mura pelasge.

 

Le chiese affrescate

 

d’inarrivabile fascino,

 

scavate dentro, perfette,

 

i monasteri abbandonati,

 

i cenobi greci, basiliani,

 

le spelonche dei monaci scolpite,

 

l’arce a difesa sulla sella del monte,

 

i sassi forati, le cavee abitate già da comunità contadine,

 

le dimore albanesi e croate,

 

disseminazione di vite successive, scomparse,

 

sono uno scenario unico d’ineffabile,

 

drammatica bellezza, galleggiante

 

nel mistero.

 

Le voci, i canti, i suoni delle genti

 

si perdono, armoniose, nell’ombra dei secoli, sposati col vento.

 

Matera, città impossibile del dolore,

 

accumulato di generazione in generazione,

 

fiorita come un mosaico bizantino

 

di luci e di ombre, di volumi geometrici,

 

fantasiosi, di scale, di muri, di palazzi bellissimi, rinascimentali,

 

abbandonati, deserti, città di rovine silenti, hai ruinato dentro di me

 

nella coscienza, una caduta di idee e di fantasmi,

 

città unica, assoluta, per questa solitudine forzata.

 

Hai fatto piangere il mio cuore, Matera,

 

per il tuo dolorante groviglio di architetture necessitate,

 

coatte dallo spazio e dalle montagne,

 

dalle mura, dai torrenti, dai gradini, dai nuclei umani stretti,

 

addossati ai loro commerci.

 

I tuoi figli sono dispersi, nel mondo!

 

Li sento ugualmente vivere o li vedo negli scavi,

 

negli scheletri antichi, dissepolti, coi cocci

 

dei vasi e con le ceramiche spezzate.

 

Li vedo sparsi nei continenti

 

ancora innamorati di te, malati di struggente malinconia di te,

 

i tuoi figli, amatissima madre, viva e morta,

 

tante volte rinata!

 

Puoi risorgere ancora,

 

città astrale sotto la luna,

 

unica, sofferta.

 

Puoi risorgere ancora in questa età del duemila,

 

come nave pronta a riversare nei pianeti lontani

 

l’infinita ricchezza dei tuoi valori.

 

Il vento si è levato col sole,

 

nel mattino, sulle Murge

 

e gli asfodeli divini e le verdi foglie tremano, piene di vita,

 

sui fianchi dei monti,

 

fra i sassi eterni!

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16:35:02 del 21/5/2005 (Poesia, Diario Personale)
Rima baciata
Fra la nebbia e il polverone  
là si trova una stazione  
mascherata da capannone.  
Fino all''ultimo vagone  
puoi udire una canzone  
e potendo fai il coglione  
finché non ti scopre un omone  
che ha sempre una seria espressione  
anche quando entra un gran... donnone. 
Se ti pesa la consumazione  
pensi all''onorario... poi a chi per il pranzo non ha neanche un boccone,  
ma alla fine fai un paragone: dopo tutto sei tu che hai scelto di essere sempre e comunque al Fuori Orario!  
Ci sarà una motivazione...

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15:37:14 del 13/5/2005 (Diario Personale, Poesia)
A mia sorella (nata e dipartita il 21 a primavera) e a tutte le amiche, che per me sono sorelle
Il nostro viale era il mattino, 
silenzioso, mattino di aprile, 
immote come fanciulle 
scendevamo nell''aia 
dei nostri sogni infiniti, 
qualcosa ci consolava 
la ridente e giocosa giovinezza, 
eravamo come le capre 
ci bastava un po'' d''erba 
e un po'' di rorida acqua. 
Adesso la tempesta ci avvelena, 
e il nostro cuore é fatto sospettoso 
dai mille pericoli di vita, 
forse tremiamo per gli altri 
ma in fondo siamo rimaste intatte 
credenti in un Dio che non muore, 
ma forse ci troveremo oltre queste barriere 
come angeli oscuri 
che hanno patito la morte 
ma che possono credere ancora 
che oltre le mura del cielo 
sorga una terra santa, edificante leggera, 
la terra di tutti i fratelli.  
 
di Alda Merini 
tratta da "Sono nata il 21 a primavera"

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15:28:33 del 13/5/2005 (Poesia, Diario Personale)
A Kattivik, che quando toglie la tutina nera diventa Corrado
L''ultima volta mi ha accusata di gufare, perciò, per esorcizzare gli dedico una splendida poesia... E mi ringrazi: viste le mie conoscenze "altolocate" potrei, invece, fargli una "fattura" per alzare l''affitto del capannone...  
 
Ho timor di tua morte 
 
Ho timor di tua morte e me ne parli, 
a volte penso senza sentimento, 
senza capir che io mi perderei  
dentro questo murale tuo frammento 
da perder senno ed ogni altro contento, 
mentre io parlo di vita dolcemente 
ma tu al mio appello non sei mai presente 
 
Alda Merini 
tratta da "Sono nata il 21 a primavera" 
 
Via le mani da lì!!

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15:43:54 del 19/2/2005 (Politica, Poesia)
La ninna-nanna de la guera
Ninna nanna, nanna ninna,  
er pupetto vô la zinna:  
dormi, dormi, cocco bello,  
sennò chiamo Farfarello  
Farfarello e Gujrmone  
Gujermone e Ceccopeppe 
che se regge co' le zeppe,  
co' le zeppe d'un impero  
mezzo giallo e mezzo nero.  
 
Ninna nanna, pija sonno  
ché se dormi nun vedrai  
tante infamie e tanti guai  
che succedeno ner monno  
fra le spade e li fucilli  
de li popoli civilli...  
 
Ninna nanna, tu nun senti  
li sospiri e li lamenti  
de la gente che se scanna  
per un matto che commanna;  
che se scanna e che s'ammazza  
a vantaggio de la razza...  
o a vantaggio d'una fede  
per un Dio che nun se vede,  
ma che serve da riparo  
ar Sovrano macellaro.  
 
Ché quer covo d'assassini  
che c'insanguina la terra  
sa benone che la guerra  
è un gran giro de quatrini  
che prepara le risorse  
pe'' li ladri de le Borse.  
 
Fa'' la ninna, cocco bello,  
finché dura ''sto macello:  
fa'' la ninna, ché domani  
rivedremo li sovrani  
che se scambieno la stima  
boni amichi come prima.  
So'' cuggini e fra parenti  
nun se fanno comprimenti:  
torneranno più cordiali  
li rapporti personali.  
 
E riuniti fra de loro  
senza l''ombra d''un rimorso,  
ce faranno un ber discorso  
su la Pace e sul Lavoro  
pe'' quer popolo cojone  
risparmiato dar cannone!  
 
ottobre 1914  
 

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Claudia (chiamatemi così e non per nick)
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27/5/2002
Ultima visita
14/5/2013
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