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11:58:36 del 7/10/2011 (Internet)
....do what you love, connect the dots
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21:05:39 del 10/11/2010 (Internet)
Diretta
Prova... uno... due... tre... prova... lo streaming funziona
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15:51:13 del 19/10/2010 (Curiosità, Internet)
Passione Vitale al Fuori Orario
La nuova linea per capelli, by salone Alter Ego
(messaggio promozionale)
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16:30:48 del 31/5/2010 (Internet)
Chiusura del Fuori Orario
vista da Marcello... ma una foto è mia
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12:39:52 del 1/4/2010 (Internet)
C'è Berlu su Facebook... adesso lo sfido a Brain Buddies
14:40:16 del 8/2/2010 (Internet, Attualità)
Bell'editoriale! Lo riporto su facebook
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13:51:51 del 2/12/2009 (Internet)
S.Ilario sesto in Italia
Trentino,
Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto: la mappa della felicità,
o del benessere interno lordo, come si preferisce definire adesso, nei
piccoli comuni italiani incorona soprattutto il Nord. E non soltanto
per la sua maggiore ricchezza. È quanto emerge da un’indagine condotta
per Panorama dal Centro studi Sintesi di Venezia (un istituto di
ricerca che analizza da anni i principali fenomeni socioeconomici,
locali e nazionali) che, per la prima volta in Italia, ha fotografato
la qualità della vita nelle realtà locali a partire dai 10 mila
abitanti. Uno scatto che rispecchia fedelmente la realtà
del Paese: circa 27 milioni di italiani, vale a dire la maggioranza
della popolazione, vivono in comuni con più di 10 mila e meno di 100
mila abitanti (altri 19 milioni risiedono in paesi con meno di 10 mila
persone e 14 milioni nelle metropoli). Per individuare i
100 borghi più felici, lo studio ha selezionato un campione di
cittadine medie attraverso due fasi. La prima scrematura, effettuata
partendo da tutti gli 8.101 comuni italiani (nei quali sono comprese
anche grandi città come Roma o Milano e le 110 province) in base a 13
parametri, ha eliminato di volta in volta gli estremi: per esempio, i
comuni con una densità media della popolazione troppo bassa e troppo
alta, quelli nei quali gli immigrati residenti sono meno dell’1 per
cento o sopra il 15 e così via. I comuni che hanno superato la prima
prova sono stati 249. Il più piccolo? Asola, nel Mantovano, con 10.056 residenti. Il più grande è Asti, in Piemonte, con 75.298. Una
seconda fase dell’indagine ha quindi misurato il livello di qualità
della vita nei comuni selezionati attraverso un mix di 50 indicatori di
benessere in otto diverse aree. Le stesse recentemente indicate come
indispensabili per misurare la vera felicità dei cittadini dalla
commissione di economisti istituita in Francia da Nicolas Sarkozy e
guidata dal premio Nobel Joseph Stiglitz. Non solo la ricchezza e le
condizioni di vita materiali ma anche l’istruzione, la partecipazione alla vita politica, i rapporti sociali, la sicurezza, l’ambiente, le attività personali e la salute.
Per valutare adeguatamente questi settori l’indagine ha inserito, per la prima volta, criteri statistici nuovi
quali la distanza dall’aeroporto più vicino, un indice climatico (ore di sole al giorno, giorni di pioggia annui, temperatura media), il patrimonio artistico e archeologico, ma pure la disponibilità di prodotti tipici in loco: perché la qualità della vita degli italiani è anche sole, arte e buona tavola.
Per
la prima volta, anche il reddito è stato corretto con l’indice di
evasione stimato dalla Agenzia delle entrate. E, seguendo una proposta
di Luigi Zingales, docente di finanza alla Graduate school of business
dell’Università di Chicago, è stato introdotto un dato per misurare il
senso civico: la percentuale dei contribuenti che indica la fedeltà
fiscale (per un’analisi completa degli indicatori consultare la tabella
a pagina 108).
Quali i risultati? Ebbene, nella top ten
della felicità il Trentino-Alto Adige piazza ben quattro comuni, di cui
tre in provincia di Bolzano: l’altoatesino Brunico sul podio con il
punteggio massimo e, al terzo e al quinto posto, rispettivamente Lana e
Appiano sulla Strada del vino, località nota anche per il Zur Rose di
Herbert Hintner,
uno dei 14 chef stellati concentrati in questa provincia. Mentre, in provincia di Trento, Arco si piazza in ottava posizione. Insomma, un trionfo.
Bene
anche il Piemonte delle piccole e grandi imprese, con Alba al secondo
posto e Saluzzo al quarto. Il primo cittadino di Alba, Maurizio
Marello, esprime un orgoglio che va al di là del piazzamento
conquistato dalla città del tartufo e della Nutella. Con la Ferrero, 4
mila dipendenti (praticamente uno in ogni famiglia), in corsa per
acquisire il colosso inglese Cadbury.
Dice Marello: “Non solo l’azienda dimostra di essere in salute ma l’opzione potrebbe dare ulteriore crescita soprattutto in quei paesi in cui il gruppo di Alba non è così forte”. Una prova che dai piccoli
comuni italiani nascono anche colossi internazionali.
In
classifica generale si afferma con due comuni anche la Lombardia: Salò,
in settima posizione, e Chiari, in nona. Entrambi in provincia di
Brescia. Sempre il Nord chiude in bellezza la top ten: al sesto posto
Sant’Ilario d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, e decima Isola della Scala, nel Veronese. Una mappa che ricalca, in piccolo, i risultati di analoghe indagini fatte sulle province.
“È
ovvio che i piccoli comuni mostrano le stesse tendenze nella qualità
della vita delle province di riferimento” spiega Michele Bacco,
statistico del Centro studi Sintesi che ha condotto l’indagine insieme
con Alberto Cestari.”Ma non sono i piccoli a seguire i grandi, semmai è
vero il contrario: le province del Nord sono spesso prime in classifica
proprio perché sono la somma dei tanti comuni virtuosi che ne fanno
parte“.
I dati confermano: i primi dieci comuni (tutti fra i 10.608 e i
30.994 abitanti) hanno la meglio sui capoluoghi: gli unici due presenti
in classifica, Cuneo e Belluno, sono rispettivamente al 18° e al 20° posto.
“È un risultato abbastanza nuovo anche per noi: i comuni fra i 15 e i
25 mila abitanti appaiono quelli con il giusto compromesso fra uomo e
territorio, risorse presenti e loro utilizzo. Forse questo è il primo
ingrediente per la ricetta della felicità” conclude Bacco.
Scorrendo
la classifica dei primi cento la situazione non cambia granché. Bisogna
scivolare fino al 21° posto per trovare la tripletta dei primi comuni
toscani: Pontedera, la città della Piaggio, dalla quale la Vespa è
partita alla conquista del mondo; Figline Valdarno e Vinci,
che ha dato i natali a Leonardo. Per avere un primo comune del Centro-Sud, Lanciano in provincia di Chieti, si deve scendere addirittura all’80º.
La
situazione appare lievemente diversa se dalla classifica generale si
passa a quelle di “tappa” (per le otto classifiche di settore vedere
pagine 117-130) che, per esempio, premiano La Maddalena primo comune in
Italia per la sicurezza. La stessa Lanciano si piazza terza nella
classifica del benessere economico. E la palermitana Cefalù, primo
comune del Mezzogiorno al 106º posto della classifica generale, è
invece terza nella classifica delle attività personali.
Ma, di fatto, il Mezzogiorno è assente dai primi 100.
Anche questa indagine, insomma, conferma la tradizionale spaccatura fra Nord e Sud.
Alla fine la ricchezza ha un suo peso. “In termini di infrastrutture, gioca un ruolo importante non solo la ricchezza privata ma anche quella pubblica, delle amministrazioni locali” sottolinea Giampaolo Nuvolati, docente di sociologia alla Bicocca di Milano e coordinatore del progetto Cities, Osservatorio sulla qualità della vita urbana. “Per quanto la qualità della vita presenti anche caratteri immateriali, è solo dopo aver risolto i bisogni primari che ci si può
dedicare ai secondari”.
Ma, ci si chiede, davvero i cittadini di questa miriade di 1.135 piccoli comuni, tanti sono in Italia quelli fra 10 e 100 mila abitanti, vivono meglio di milanesi, romani o napoletani? Di certo la felicità è relativa e ciascuno ha la sua scala per raggiungerla. Peraltro, le statistiche possono misurare la quantità, ma non la sua qualità.
Tanto
che sta emergendo un bisogno ancora più forte: il bilanciamento fra
vita familiare, personale e lavoro. In altre parole, il tempo che
riusciamo a dedicare a noi stessi per goderci veramente la felicità.

S.Ilario sesto in Italia
Trentino,
Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto: la mappa della felicità,
o del benessere interno lordo, come si preferisce definire adesso, nei
piccoli comuni italiani incorona soprattutto il Nord. E non soltanto
per la sua maggiore ricchezza. È quanto emerge da un’indagine condotta
per Panorama dal Centro studi Sintesi di Venezia (un istituto di
ricerca che analizza da anni i principali fenomeni socioeconomici,
locali e nazionali) che, per la prima volta in Italia, ha fotografato
la qualità della vita nelle realtà locali a partire dai 10 mila
abitanti. Uno scatto che rispecchia fedelmente la realtà
del Paese: circa 27 milioni di italiani, vale a dire la maggioranza
della popolazione, vivono in comuni con più di 10 mila e meno di 100
mila abitanti (altri 19 milioni risiedono in paesi con meno di 10 mila
persone e 14 milioni nelle metropoli). Per individuare i
100 borghi più felici, lo studio ha selezionato un campione di
cittadine medie attraverso due fasi. La prima scrematura, effettuata
partendo da tutti gli 8.101 comuni italiani (nei quali sono comprese
anche grandi città come Roma o Milano e le 110 province) in base a 13
parametri, ha eliminato di volta in volta gli estremi: per esempio, i
comuni con una densità media della popolazione troppo bassa e troppo
alta, quelli nei quali gli immigrati residenti sono meno dell’1 per
cento o sopra il 15 e così via. I comuni che hanno superato la prima
prova sono stati 249. Il più piccolo? Asola, nel Mantovano, con 10.056 residenti. Il più grande è Asti, in Piemonte, con 75.298. Una
seconda fase dell’indagine ha quindi misurato il livello di qualità
della vita nei comuni selezionati attraverso un mix di 50 indicatori di
benessere in otto diverse aree. Le stesse recentemente indicate come
indispensabili per misurare la vera felicità dei cittadini dalla
commissione di economisti istituita in Francia da Nicolas Sarkozy e
guidata dal premio Nobel Joseph Stiglitz. Non solo la ricchezza e le
condizioni di vita materiali ma anche l’istruzione, la partecipazione alla vita politica, i rapporti sociali, la sicurezza, l’ambiente, le attività personali e la salute.
Per valutare adeguatamente questi settori l’indagine ha inserito, per la prima volta, criteri statistici nuovi
quali la distanza dall’aeroporto più vicino, un indice climatico (ore di sole al giorno, giorni di pioggia annui, temperatura media), il patrimonio artistico e archeologico, ma pure la disponibilità di prodotti tipici in loco: perché la qualità della vita degli italiani è anche sole, arte e buona tavola.
Per
la prima volta, anche il reddito è stato corretto con l’indice di
evasione stimato dalla Agenzia delle entrate. E, seguendo una proposta
di Luigi Zingales, docente di finanza alla Graduate school of business
dell’Università di Chicago, è stato introdotto un dato per misurare il
senso civico: la percentuale dei contribuenti che indica la fedeltà
fiscale (per un’analisi completa degli indicatori consultare la tabella
a pagina 108).
Quali i risultati? Ebbene, nella top ten
della felicità il Trentino-Alto Adige piazza ben quattro comuni, di cui
tre in provincia di Bolzano: l’altoatesino Brunico sul podio con il
punteggio massimo e, al terzo e al quinto posto, rispettivamente Lana e
Appiano sulla Strada del vino, località nota anche per il Zur Rose di
Herbert Hintner,
uno dei 14 chef stellati concentrati in questa provincia. Mentre, in provincia di Trento, Arco si piazza in ottava posizione. Insomma, un trionfo.
Bene
anche il Piemonte delle piccole e grandi imprese, con Alba al secondo
posto e Saluzzo al quarto. Il primo cittadino di Alba, Maurizio
Marello, esprime un orgoglio che va al di là del piazzamento
conquistato dalla città del tartufo e della Nutella. Con la Ferrero, 4
mila dipendenti (praticamente uno in ogni famiglia), in corsa per
acquisire il colosso inglese Cadbury.
Dice Marello: “Non solo l’azienda dimostra di essere in salute ma l’opzione potrebbe dare ulteriore crescita soprattutto in quei paesi in cui il gruppo di Alba non è così forte”. Una prova che dai piccoli
comuni italiani nascono anche colossi internazionali.
In
classifica generale si afferma con due comuni anche la Lombardia: Salò,
in settima posizione, e Chiari, in nona. Entrambi in provincia di
Brescia. Sempre il Nord chiude in bellezza la top ten: al sesto posto
Sant’Ilario d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, e decima Isola della Scala, nel Veronese. Una mappa che ricalca, in piccolo, i risultati di analoghe indagini fatte sulle province.
“È
ovvio che i piccoli comuni mostrano le stesse tendenze nella qualità
della vita delle province di riferimento” spiega Michele Bacco,
statistico del Centro studi Sintesi che ha condotto l’indagine insieme
con Alberto Cestari.”Ma non sono i piccoli a seguire i grandi, semmai è
vero il contrario: le province del Nord sono spesso prime in classifica
proprio perché sono la somma dei tanti comuni virtuosi che ne fanno
parte“.
I dati confermano: i primi dieci comuni (tutti fra i 10.608 e i
30.994 abitanti) hanno la meglio sui capoluoghi: gli unici due presenti
in classifica, Cuneo e Belluno, sono rispettivamente al 18° e al 20° posto.
“È un risultato abbastanza nuovo anche per noi: i comuni fra i 15 e i
25 mila abitanti appaiono quelli con il giusto compromesso fra uomo e
territorio, risorse presenti e loro utilizzo. Forse questo è il primo
ingrediente per la ricetta della felicità” conclude Bacco.
Scorrendo
la classifica dei primi cento la situazione non cambia granché. Bisogna
scivolare fino al 21° posto per trovare la tripletta dei primi comuni
toscani: Pontedera, la città della Piaggio, dalla quale la Vespa è
partita alla conquista del mondo; Figline Valdarno e Vinci,
che ha dato i natali a Leonardo. Per avere un primo comune del Centro-Sud, Lanciano in provincia di Chieti, si deve scendere addirittura all’80º.
La
situazione appare lievemente diversa se dalla classifica generale si
passa a quelle di “tappa” (per le otto classifiche di settore vedere
pagine 117-130) che, per esempio, premiano La Maddalena primo comune in
Italia per la sicurezza. La stessa Lanciano si piazza terza nella
classifica del benessere economico. E la palermitana Cefalù, primo
comune del Mezzogiorno al 106º posto della classifica generale, è
invece terza nella classifica delle attività personali.
Ma, di fatto, il Mezzogiorno è assente dai primi 100.
Anche questa indagine, insomma, conferma la tradizionale spaccatura fra Nord e Sud.
Alla fine la ricchezza ha un suo peso. “In termini di infrastrutture, gioca un ruolo importante non solo la ricchezza privata ma anche quella pubblica, delle amministrazioni locali” sottolinea Giampaolo Nuvolati, docente di sociologia alla Bicocca di Milano e coordinatore del progetto Cities, Osservatorio sulla qualità della vita urbana. “Per quanto la qualità della vita presenti anche caratteri immateriali, è solo dopo aver risolto i bisogni primari che ci si può
dedicare ai secondari”.
Ma, ci si chiede, davvero i cittadini di questa miriade di 1.135 piccoli comuni, tanti sono in Italia quelli fra 10 e 100 mila abitanti, vivono meglio di milanesi, romani o napoletani? Di certo la felicità è relativa e ciascuno ha la sua scala per raggiungerla. Peraltro, le statistiche possono misurare la quantità, ma non la sua qualità.
Tanto
che sta emergendo un bisogno ancora più forte: il bilanciamento fra
vita familiare, personale e lavoro. In altre parole, il tempo che
riusciamo a dedicare a noi stessi per goderci veramente la felicità.
di Anna Maria Angelone e Mariella Boerci
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