
02/02/2010 9.00.11 - Viaggio della memoria
di Vinicio Capossela
Ringrazio la fondazione Fossoli, Franco Bassi e tutte le persone che hanno lavorato per mettere in moto questo treno, per averci permesso di compiere il Viaggio, con il suo bagaglio di letture e di riflessioni sul valore della vita, della libertà e della memoria.Portarsi dietro una valigia di libri, e darsi modo di rileggere oggi “Sommersi e salvati” di Primo Levi è un occasione di riflessione che va ben al di là della contingenza terribile che l’ha generato. La memoria non è un’ esperienza conclusa in sé , le riflessioni generate dall’affacciarsi al fondo del pozzo, valgono per tutti noi, e avere l’occasione di farne esperienza è in un certo modo un privilegio.
Sentire come tutto può cambiare attorno a noi, sentire farsi misteriosi e gravidi di un’angoscia antica- la sospensione del vivere civile- luoghi e cose conosciute come per esempio un treno (e cosa c’è di più amichevole di un treno in partenza da Carpi) Sentire quanto possono suonare diversamente gli scambi dei binari, le lunghe soste nel buio.. sentire che così è anche la vita , per come la conosciamo. Veniamo dal buio, siamo abituati a stare con la luce accesa, ma il buio è sempre lì appena si spegne la luce. E non è soltanto questo, nonostante la meta sia un luogo della morte organizzata, questo ad Aushwitz, è in realtà un viaggio nella vita. Mi viene in mente quella bella poesia di Kavafis , che parlava di Itaca… “e se anche la troverai povera e spoglia, l’importante è che ti abbia dato il viaggio”. Voglio dire che non è tanto l’esperienza ai confini della morbosità , della visita a un luogo di orrore, a importare , ma quanto di questo viaggio portiamo nella nostra vita.Prolungare la memoria è una delle poche cose che possiamo rendere ai testimoni..Credo sia un valore collettivo così come lo è lo straordinario lavoro svolto dai ragazzi e da chi li ha accompagnati nel cammino. In questa esperienza ritrovo tutti i valori che fin dall’infanzia mi hanno fatto sentire in Emilia ,parte di una terra di civiltà.Un abbraccio a tutti i compagni di viaggio.
Di Paolo Nori
È il terzo anno che faccio questo viaggio da Carpi a Auschwitz, e tutte le volte che torno, se qualcuno mi chiede com’è andata, ho un po’ vergogna a dire che è stato un viaggio bellissimo e che mi sono divertito molto, però lo dico lo stesso. Uno che non c’è stato, pensa probabilmente a un viaggio di questo tipo come a una celebrazione funebre, come a una di quelle occasioni in cui devi andare là, vestito a lutto, con la faccia triste, un po’ di circostanza, sorbirti una serie di discorsi ufficiali, di circostanza, e poi torni indietro sollevato, con l’impressione di avere adempiuto a un dovere. Per via che, come dice Bruno Rovesti in Vite sbobinate, «Non c’è niente da vedere a un funebre, un funebre non parla più». Invece lì, ad Auschwitz, e su quel treno che parte da Carpi, c’è un sacco di cose, da vedere, c’è un sacco di gente che parla e che si sforza, di vedere, e di interpretare, e di rimettere in ordine le cose che sa, e questa cosa, di mettere insieme seicento persone che guardano, e che si sforzano, produce una specie di grande perturbazione nella semiosfera, perturbazione che ha, su alcuni, su di me certamente, degli effetti stranissimi, ti fa battere il cuore.
Di Cisco Bellotti
E’ di nuovo il 27 gennaio, ed è ancora Auschwitz, ancora il treno. Ma
perché continui a salire su quel treno, mi chiedono ogni anno?
È una domanda che mi faccio anch’io oramai da cinque anni, cioè tutte le
volte che salgo su quel treno, e la risposta è che devo andare a trovare
degli amici.
Degli amici ad Auschwitz?
Si certo, ho degli amici che mi aspettano la tutti gli anni, loro sono la,
non si muovono, sono fermi costretti in quella terra, in quel posto per
me freddo e inospitale, che poi è il loro.
Hanno una gran voglia di raccontare le storie che hanno visto e vissuto,
hanno il desiderio di essere ascoltati e quando riconoscono qualcuno che è
già stato li da loro, lo salutano e lo accolgono come un vecchio amico.
Non pensate male non vedo fantasmi, non ho le travecole, non sento le
voci.
I miei amici che mi attendono la ogni anno, sono gli alberi.
Le betulle che circondano il campo di Auschwitz e Birkenau. Perchè loro c’erano,
loro hanno vissuto la storia tragica di quei posti, e se sei in grado di
ascoltarli avranno tante cose da raccontarti proprio come vecchi testimoni
sopravvissuti.
Quindi se capiterà anche a voi di passare per quei posti, fermatevi un
istante ad ascoltare quelle betulle, provate a sentire la loro voce, i
loro racconti e magari, potrebbe accadere che un giorno, capiremo un po’
di più noi stessi ed il perché siamo andati o ritornati in quei luoghi.
A volte …
Di Bassi Franco
Io ho partecipato al viaggio per la prima volta.
Me ne avevano parlato con tanto entusiasmo tutti coloro che negli anni precedenti vi avevano partecipato, che ero pieno di aspettative.
Non ne è andata delusa nessuna. Anzi, secondo me è persino difficile far comprendere a chi non ha partecipato al viaggio ciò che si prova.
Non mi riferisco solo all'orrore indescrivibile dei campi di sterminio. Vedere, toccare, camminare al gelo in quei luoghi è comunque diverso dalla parole raccontate.
A me la cosa che proprio ha entusiasmato è stata l'iniziativa in se.
Quella che dai sei anni la Fondazione Fossoli costruisce con pazienza, dedizione e, m'immagino, un enorme dispendio di energie.
Riuscire a trasmettere "memoria" di quanto accaduto più di sessant'anni fa a ragazzi adolescenti è impresa sicuramente non semplice. Renderli partecipi e consapevoli di tanta brutalità richiede sensibilità, passione e profonda conoscenza.
La cosa straordinaria è che tutto ciò è avvenuto in un clima di piacevolezza e, perchè no, di divertimento, che ha reso il viaggio davvero memorabile.
Ecco, io volevo dire principalmente questo: l'iniziativa è un capolavoro di iniziativa.
Seicento ragazzi, anche quest'anno, sono scesi dal treno gioiosi e diversi, consegnando a tutti una speranza in più.
Complimenti sinceri,
Di Fabio Mora (RIO)
Sono Fabio Mora e canto nei RIO!
Sto facendo la doccia nel mio bell'albergo di Cracovia!
So chi sono, dove sono e cosa faccio!!!
65 anni fa qualcuno scendeva da un treno ad Auschwitz, veniva
spogliato, rasato e tatuato con un numerino sul braccio sinistro!
Io nel mio bell'albergo scelgo l'intensità dell'acqua, ne scelgo la temperatura!
65 anni fa qualcuno veniva condotto in una stanza e lavato con un getto d'acqua.
D'estate bollente, d'inverno fredda!
Io nel mio bell'albergo di Cracovia a pochi chilometri da Auschwitz,
sono sotto la doccia, ne scelgo l'intensità e la temperatura e, mentre
l'acqua mi scivola sulla pelle dirigendosi verso lo scarico, penso
alle prime parole che la nostra guida ha detto all'entrata del
Campobase di concentramento di Auschwitz 1.
D'estate bollente, d'inverno fredda, freddissima!
Quelle parole mi picchiano in testa, forse perché la mia attenzione
ora è al massimo o forse perché all'entrata del campo passando
dall'edificio di immatricolazione non pensi, non credi che tutto
quello che è successo possa essere vero!
65 anni fa qualcuno scendeva da un treno, ad Auschwitz; veniva
spogliato, rasato e tatuato con un numerino al braccio sinistro.
Nel giro di pochi istanti gli venivano tolti nome, dignità e storia
sotto un getto d'acqua.
D'estate bollente, d'inverno fredda!
Mi chiamo Fabio Mora e canto nei RIO!
Sto facendo la doccia, so ancora chi sono, dove sono e cosa faccio.
Oggi più che mai.
di Carlo Lucarelli
Come ormai da cinque anni in questi giorni mi ritrovo in Polonia, ad Auschwitz, con gli studenti e gli ospiti del treno della memoria organizzato dalla Fondazione ex campo di concentramento di Fossoli e dalla Provincia di Modena.
Sono qua tutte le volte per un motivo ben preciso: perché so che “ricordare” è un verbo, una parola che indica un’azione, e anche molto dinamica. Un’azione che non si limita soltanto a “ricordarsi di ricordare”, come succede con gli anniversari e le feste comandate, ma che si attua, si prolunga nel tempo e produce qualcosa. Come tutte le azioni forti e concrete, nsomma, ha conseguenze. Determina quello
che succede dopo.
Sul treno che porta ad Auschwitz assieme a più di seicento studenti già preparati dagli insegnanti prima di partire ci sono un sacco di attività, c’è lo scrittore Paolo Nori, ci sono i musicisti Vinicio Capossela, Cisco e i Rio con Marco Ligabue, ci sono gli storici Costantino Di Sante e Carlo Saletti, ci sono testimoni come Eugenio
Itzhak Cuomo e ci sono anch’io.
Questo atto di ricordare produce
prima, durante e dopo, incontri, laboratori, dibattiti, concerti e
spettacoli, e se abbiamo fatto tutti
bene il nostro mestiere produce
nei ragazzi e anche in noi pensieri,
emozioni, riflessioni e nuove consapevolezze.
Insomma: conseguenze.
Per questo, tutte le volte che sto
per partire e qualcuno mi chiede se ne valga la pena, se iGiorni della Memoria servano a qualcosa, se ricordare sia utile io penso alle conseguenze che certe cose fatte in un certo modo producono nelle persone e determinano così il loro e anche il nostro futuro. Che poi è il motto di questo viaggio: diamo alla memoria un futuro.
Per cui rispondo che sì, vale pena,
è utile e serve.
di Isa, barista del Fuori e anche del Treno
Ero già stata ad Auschwitz e Birkenau, ma non ero mai salita sul treno della memoria, questo straordinario treno.
Sono salita a Modena quando il treno era ancora completamente vuoto, sporco, freddo, squallido, ma è bastato arrivare alla stazione di Carpi dove sono saliti seicento studenti con i loro insegnanti, gli scrittori, i musicisti, gli storici, i giornalisti .. tutti.
Piano, piano il treno ha cambiato faccia, lo squallore è stato sostituito dall'entusiasmo dei ragazzi, dalle iniziative, dai racconti di Nori e Lucarelli, dalle note di Cisco, Vinicio e i Rio .. dai racconti di chi è scampato dall'orrore.
Tutto in una sala ristoro troppo piccola per contenere tutti i ragazzi.. qualcuno a malincuore ha dovuto rinunciare .
C'è stata un'alternanza di momenti importanti, di momenti ludici e divertenti, di momenti di silenzio .. di tanti caffè e cappuccini per scacciare la stanchezza e il sonno.
Una formula "magica" perchè tutto quello che si è detto, si è cantato, si è pensato non fosse detto, cantato e pensato al vento ... ma perchè venisse assorbito , interiorizzato con l'intento di dare un futuro alla memoria.
Grazie a tutti per avermi dato questa opportunità.







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